venerdì, marzo 09, 2012
Pink panna
Donne, questa è per voi!
Lo so che sono in ritardo, ma ieri ero intenta a preparare e festeggiare con un menu' tutto in rosa...a voi voglio offrire il dolce della serata: la pink panna cotta.
Avete presente il fiordifragola, ecco dolce, rosa e fresca.
La ricetta è semplice semplice e il colore mette tanta allegria, quindi se non avete ancora festeggiato, siete ancora in tempo..meglio tardi che mai.
Ingredienti per la panna cotta:
500 ml di panna fresca
150 g di fragole
3 fogli di colla di pesce (8g)
100g di zucchero
Ingredienti per la coulisse di fragole:
350g di fragole
1 bustina di vanillina
2 cucchiai di zucchero
1 goccio di maraschino, grappa, vodka quello che volete
1 dito d'acqua
Preparazione:
Mettete a bagno in acqua fredda i fogli di colla di pesce.
Lavate i 150g di fragole. Tagliate le fragole a tocchetti, cospargetele con la bustina di vanillina e frullatele. Passate la purea di fragole al setaccio in modo da eliminare i semini e tenete da parte.
Mettete in un pentolino la panna e lo zucchero fateli scaldare sul fuoco e mescolate finché tutto lo zucchero non si è sciolto, ma fate attenzione a non farli bollire, tenete sempre la fiamma bassa.
Aggiungete la purea di fragole alla panna e mescolate per qualche secondo, aggiungete i fogli di colla di pesce ben strizzati e fateli sciogliere, spegnete il fuoco.
Versate la pinkpanna in tanti piccoli bicchierini monoporzione riempiendoli per 3/4 e lasciateli raffreddare un'pò a temperatura ambiente prima di trasferirli in frigorifero.
Intanto che le pinkpannine riposano preparate la coulisse.
Mettete a bagno in acqua fredda il foglio di colla di pesce.
Mettete in un pentolino i restanti 350g di fragole tagliate a tocchetti con due cucchiai di zucchero, il maraschino e il dito d'acqua portate a bollore, togliete dal fuoco, frullate il tutto, rimettete a cuocere e aggiungete la colla di pesce fino a farla sciogliere completamente.
Quando i bicchierini di pinkpanna saranno abbastanza sodi versate su ognuno un'po' di coulisse e rimettete in frigo per 4-6 ore, se volete un risultato più veloce mettetele nel congelatore per un paio d'ore.
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lunedì, febbraio 27, 2012
La Sardina meets the Italian Grocery: pesto di cavallo e peschiole al tartufo
Oggi si mangia un piatto tipico della mia tradizione, quella parmigiana, un must che almeno una volta nella vita dovreste provare: al pist ad caval... tradotto il pesto di cavallo!
Non inorridite voi animalisti, lo so che per molti è un tabù, la mia compagna di stanza polacca era quasi svenuta quando le avevo raccontato che a noi parmigiani piaceva tantissimo la carne di cavallo e la mangiavamo spesso, infatti in polonia il cavalluccio viene considerato alla stregua di un animale domestico, di un cane o un gatto e mai gli sarebbe passato per l'anticamera del cervello ad un polacco di mangiarlo, ma alle volte è solo abitudine, c'è chi mangia piccioni, rane o insetti ed è assolutamente normale, quindi non ci formalizziamo troppo...
Pare che a Parma il Comune abbia autorizzato fin dal 1873 la macellazione di carne equina, ma solo nel 1881 un certo Orlandelli aprì la prima beccheria in via Farnese, nell'Oltretorrente, dove si trova ancora sormontata da una scultura di testa di cavallo. Da allora i consumi sono aumentati e non manca chi non disdegna di usarla anche per gli anolini. Si preferisce consumarla fresca e spesso cruda, distinguendo il pesto, cioè la carne tritata e macinata, in tre categorie in base alla quantità di grasso contenuta.
Il pesto viene insaporito e consumato già condito, a seconda dei gusti, aggiungendovi olio e limone.
Io ho fatto una piccola variazione alla ricetta in purezza ed ho aggiunto alcune peschiole Savini aromatizzate al tartufo che mi trovavo, come sempre, tra i gentili doni della Grocery.
E devo ammettere: ci vanno proprio a nozze!
Questo piatto tutto a crudo è un'po' un anticipo di primavera e se vi piace potete, come ho fatto io, accompagnarlo con un insalatina di primizie sempre a crudo, ossia: tenerissimi carciofini presi al mercato locale.
In quello di Venezia ho trovato delle freschissime castrature di Sant'Erasmo, che affettate finissime al coltello e condite con scaglie di parmigiano ed emulsione di arancia completano il piatto con quel tocco primaverile di cui dicevo prima.
Insomma oggi non dovrete fare tanta fatica, nè lavare pentole, basta andare dal macellaio (equino) farsi preparare un 300g di carne macinata di cavallo, correre a casa perchè va consumata subitissimo, condirla con sale, pepe, olio, limone. Pulire ed affettare una decina di carciofini fini fini e condirli con l'emulsione all'arancia che preparerete intanto che il pesto riposo 10 mn in frigorifero.
Per l'emulsione:
Prendete un vasetto di vetro col tappo metteteci 2 cucchiai di olio, sale e pepe qb, mezza arancia spremuta, chiudete bene il tappo e shackerate....et voilà... condite i carciofini.
Adesso con l'aiuto di un coppapasta preparate i mini bocconcini di pesto di cavallo, tagliatte qualche peschiola e adagiatela sul pesto, condite con qualche goccia di olio al tartufo e accompagnate con l'insalatina a parte.
E poi..Dulcis in Fundo... una sorpresina..da oggi le ricette della Sardina verranno accompagnate dai consigli di un amico, il Sommelier Andrea, che ci proporrà il vino adatto ai piatti proposti:
Premetto che il mio status attuale è quello di aspirante sommelier e dovrò attendere ancora qualche settimana e l'esito positivo del mio esame; è un onore per me aver la possibilità di suggerirvi un buon calice da abbinare alle deliziose proposte di Sara.
Come esordio Sara mi mette davvero alla prova proponendo una ricetta che contrappone alla semplicità di realizzazione un elaborato e complesso bouquet d'aromi e profumi: la carne cruda con una tendenza dolce, l'intensità del tartufo con il suo profumo pungente, la punta amaricante del carciofo ed i suoi tannini vegetali.
Queste le dovute premesse, ora passiamo al vino che ho scelto in abbinamento a questo invitante e fresco piatto proposto:
vista la tradizionalità legata al territorio del pesto di cavallo non occorre spostarsi troppo e nella Doc "Lambrusco di Sorbara" troviamo un'ottima soluzione di abbinamento: un lambrusco con un color rosso rubino chiaro dalla spuma leggera e rosea, al naso lo troviamo fresco e fine con la tipica nota di violetta tipica del vitigno lambrusco che in questa tipicità risulta spiccata data la leggerezza. Il sapore delicato, armonico e gradevolmente acidulo si sposa abbracciando e non coprendo il piatto suggerito. inoltre è di facile beva, il che non guasta data la leggerezza della pietanza.
Spero possiate gradire il mio consiglio e che le prossime ricette siano di più semplice abbinamento, non risparmiate commenti ed osservazioni.
Buon appetito!
Queste le dovute premesse, ora passiamo al vino che ho scelto in abbinamento a questo invitante e fresco piatto proposto:
vista la tradizionalità legata al territorio del pesto di cavallo non occorre spostarsi troppo e nella Doc "Lambrusco di Sorbara" troviamo un'ottima soluzione di abbinamento: un lambrusco con un color rosso rubino chiaro dalla spuma leggera e rosea, al naso lo troviamo fresco e fine con la tipica nota di violetta tipica del vitigno lambrusco che in questa tipicità risulta spiccata data la leggerezza. Il sapore delicato, armonico e gradevolmente acidulo si sposa abbracciando e non coprendo il piatto suggerito. inoltre è di facile beva, il che non guasta data la leggerezza della pietanza.
Spero possiate gradire il mio consiglio e che le prossime ricette siano di più semplice abbinamento, non risparmiate commenti ed osservazioni.
Buon appetito!
giovedì, gennaio 05, 2012
La Sardina meets the italian grocery: chitarra al sugo d'astice e scorzette di mandarino
Come sono andate le feste?
Le mie benissimo e non ho ancora finito, infatti per la befana che tutte le feste si porta via, ho deciso di preparare un piatto da big party, forse è piu' adatto al Capodanno, ma cchisenefrega....godiamocela fino all'ultimo, che poi ogni caloria ingerita nei prossimi mesi, non ci lascerà piu' liberi dal senso di colpa!
Quindi eccovi gli spaghettoni alla chitarra dell'Azienda Agricola Mancini (che potete trovare qui) al sugo di pomodorini e scorzette di mandarino (sempre donati gentilmente dalla Grocery).
Avete mai lottato con un astice?
Io sono ancora traumatizzata, diciamo che accoltellare un crostaceo non è mai bello, ma almeno una volta nella vita, un'amante della buona cucina come me doveva provare questa barbara esperienza e cosi' l'ho fatto...dato che non volevo sentir piangere il poveretto nel pentolone l'ho tramortito e pugnalato...che bel cambio, scusami caro piccolo astice, pero' lo dovevo fare....
Vi lascio anche un ritratto della mia vittima, come souvenir....nel senso che lui , almeno, rispetto tutti gli altri astici morti nell'anonimato riceverà gli onori de web e una certa fama o fame, tipo la mia...
Allora innanzitutto stappate la bottiglia più buona che avete ricevuto in dono e che magari conservavate per un'occasione particolare, senza rimpianti, le bollicine, il bianco o il rosé, dai nn fate i taccagni che l'astice, come dicevo prima, bisogna onorarlo!
Io ho stappato un ottimo Cà del Bosco bollicine e per non sbagliare anche un Sauvignon 2010 Foffani, poi ho ucciso l'astice e l'ho buttato nel pentolone di acqua bollente, (mi raccomando conservate il pentolone e l'acqua di cottura che poi ci servirà..), l'ho lasciato sbollentare 5 min circa poi l'ho scolato, aperto, pulito e tagliuzzato tuttta la polpa ricavata a pezzetti.
Poi si prepara in una padella bella capiente il soffritto con una cipolla, due spicchi d'aglio, la scorza sminuzzata o grattuggiata di un mandarino, un peperoncino, prezzemolo.
Tagliate 15 pomodorini pachino a pezzetti e lasciateli riposare in un piatto al fresco con olio e sale.
Rimettete il pentolone con l'acqua dell'astice sul fuoco, portate ad ebolizzione, salate e calate la pasta.
Soffriggete l'astice qualche secondo sfumate con un bicchiere dell'ottimo vino che avete stappato, aggiungete i pomodorini e qualche cucchiaio di polpa di pomodoro, aggiungete gli spaghettoni alla chitarra al dente e spadellate, saltate, mescolate il tutto, per finire una manciata di prezzemolo fresco a fuoco spento.
E Buon 2012 a tutti!!
giovedì, dicembre 08, 2011
La Sardina meets the Italian Grocery: Risotto zucca e salsiccia
The
Italian Grocery è l’antica drogheria dietro casa che si è trasferita
sul web ed anche un simpatico e colorato negozietto a Salsomaggiore
Terme nella provincia parmigiana, la “food valley italiana”.
Sono
approdata alla Grocery su invito della giovanissima fondatrice,
Cristina, più o meno la settimana scorsa. Sapete, quando vi capita di
sentire una bella storia fatta di coraggio e d’iniziativa, che di questi
tempi è merce rara, viene da pensare: cavolo, vorrei averceli io i
suoi, chiamiamoli, controc…. Infatti, Cristina, ha dato un colpo di
spugna per perseguire la sua passione: il cibo, reinventandosi da cima a
fondo.
Il
posto che ho visitato è una vera e propria caverna di Alì Babà per
qualsiasi appassionato del buon cibo. Se un giorno capiterete in questo
“garage-store” immerso nella pianura padana, scoprirete dei veri tesori e
farete pure alcuni piccoli assaggi, mentre la nostra amica vi parlerà
dettagliatamente dei suoi prodotti e risponderà approfonditamente a
tutte le vostre curiosità.
Il
rituale è accattivante e il luogo è una vera bottega del gusto con
prodotti scelti e scovati con cura e sapienza. L’avrete capito, mi è
piaciuto tantissimo filosofeggiare sull’aceto balsamico, i pestati da
abbinare alle bollicine giuste, il riso che è bianco, ma mantiene tutte
le caratteristiche organolettiche di un integrale. Mi è piaciuto sapere
del suo incontro con gli artigiani del cibo, delle piccole realtà che
lavorano con materie prime selezionate e con una creatività tutta
italiana ed anche inglese, infatti , da qualche tempo ormai, alla
Grocery ci si sta dando da fare per scovare anche specialità inglesi, ma
sempre di ottima qualità artigianale. In
più, ho visto prodotti insoliti e golosissimi, come: i cubetti di
parmigiano al balsamico, i marrons glacés, l’antico aceto dei Malatesta,
o le peschiole al tartufo.
Se per voi Parma fosse troppo lontana, sfogliate con tranquillità le pagine del sito e la Grocery ve li invierà a casa.
Da
un posto così non si può certo uscire a mani vuote e Cristina mi ha
fatto la donna più felice del mondo invitandomi a collaborare in una
joint-venture Sardina-Grocery.
In
sostanza: avrò a disposizione quattro must have della Grocery che
onoratissima ed ispiratissima di cucinare vi propinerò nei prossimi
giorni in altrettanti post!
Il primo must è il riso Acquerello:
Acquerello è un riso unico al mondo: e come molte delle cose uniche nasce da una artigianalità tutta italiana!
E' unico perché nasce da un'attenta coltivazione, rispettosa dell'ambiente e dell'ecosistema;
è unico perché è un Carnaroli classificato "extra" per la sua qualità;
è unico perché ancora grezzo viene invecchiato almeno un anno;
è unico perché viene raffinato lentamente con un metodo esclusivo ed antico che ne mantiene i chicci integri;
è
unico perché viene poi reintegrato con la propria gemma, attraverso un
procedimento esclusivo e brevettato, recuperando così le parti più
preziose del riso stesso;
è unico perché assorbe meglio i condimenti esaltando i sapori della ricetta;
è unico perché grazie al suo amido stabile i chicchi restano sodi e non si incollano;
è unico anche per le sue confezioni accattivanti!
Acquerello
è il riso che ha conquistato il giovane chef Jamie Oliver, è il riso
che ha conquistato il mondo della moda, servito come risotto
direttamente nella sua lattina da 250gr è il più utilizzato negli
eventi!
Risotto zucca e salsiccia
Ingredienti:
(per 3 persone)
250g di riso acquerello
250g di zucca pulita tagliata a piccoli dadini
100g di luganega
1 scalogno
1 spicchio d'aglio
brodo di carne
25g di burro per mantecare
20g di pecorino
2 cucchiai di olio
prezzemolo
sale e pepe
Preparazione:
Pulite la zucca, privatela dei semi e dei filamenti, tagliatela a fette e mettetela ad arrostire in forno per 25min. Intanto mettete a bollire il brodo, private la salsiccia della pelle e sbriciolatela e preparate il trito di aglio e cipolla.
Sfornate la zucca ed eliminate la buccia, riducete la polpa in purea schiacciandola con la forchetta e mettetela da parte.
Prendete una pentola e soffriggete l'aglio e la cipolla (se non siete amanti dell'aglio lasciate lo spicchio intero e poi toglietelo) aggiungete il riso e fatelo tostare per un minuto nell'olio poi aggiungete la salsiccia e dopo altri due minuti la purea di zucca mecolate bene ed aggiungete due bei mestoli di brodo bollente. Pian piano che l'acqua si consuma,aggiungete un mestolo di brodo alla volta, mescolate di tanto in tanto, fino a completa cottura del riso. Regolate di sale e pepe. Spegnete il fuoco mantecate col burro e il pecorino e decorate, in fine, con il prezzemolo tritato.
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martedì, novembre 15, 2011
Focaccia di farina di castagne e rosmarino ripiena alll lardo e pecorino
E' arrivato il freddo, lo avete sentito??!!
E finalmente è arrivata nei negozi anche la farina di castagne. Avevo già fatto un inutile tentativo verso fine ottobre di andare alla ricerca di questo rarissimo prodotto e in ben due supermercati mi aveno rifilato due confenzioni della medesima scadutiiii!!
E un'po' ben mi sta!
Da brava ignorante quale sono, ignoravo, appunto, che la pregiata materia prima arrivasse fresca sugli scaffali solo ai primi di novembre, perchè le castagne mica si raccolgono a luglio!
Adesso che sono stata edotta di questo piccolo e trascurabile particolare non sbaglierò mai piu', lo giuro, chiedo perdono.
Con la mia nuova e freschissima farina mi sono subito data da fare per poter partecipare entro il 21 Novembre al contest-incontro indetto da Cucina Italiana all'interno della manifestazione "Il Desco".
Vi giuro che non è stato facile partorire questa ricettina, forse perchè nel mio immaginario le castagne erano legate a qcosa di dolce e denso tipo il Castagnaccio o la Pattona, come si chiama a Parma, ma dopo diversi tentativi finiti nel bidone, ho trovato la formula magica: focaccia di farina di castagne e rosmarino farcita con fettine di lardo pancettatto e pecorino al peperoncino.
Un'ottimo incontro tra dolce e salato, il carboidrato castagnoso e profumato caldo caldo, il lardo che cola e il piccante del peperoncino.....manca solo un bel bicchiere di rosso e voilà, cosa chiedere di piu' per le cenette atunnali e poi la focaccia è pure conviviale, bisogna chiamare qcuno e farla fuori in compagnia, a mangiare in gruppo, si sa, c'è piu' gusto!!
Per far la focaccia ho seguito una ricetta, da me leggermente modificata con l'aggiunta della castagna, che spopola negli ultimi tempi sul web (cavoletto di bruxelles in primis) e che personalmente trovo comodissima e di sicura riuscita, la focaccia "solo mescolata e non impastata" di Giorgio Locatelli. Cosi' eviterete pure l'acido lattico ai bicipiti!
Ingredienti
per la focaccia:
farina manitoba 200g
farina di castagne 150g
farina tipo 00 150g
lievito di birra fresco 15g
acqua tiepida una tazza e mezza
olio d’oliva extravergine 2 cucchiai
sale 10g
rosmarino fresco qualche rametto
per la salamoia
acqua tiepida 6 cucchiai da cucina
olio d’oliva extravergine 6 cucchiai da cucina
sale 25g
per il ripieno:
lardo pancettato o di colonnata
pecorino al peperoncino
Quanto vi pare....
Mescolate tutti gli ingredienti della salamoia shackkerandoli in un vasetto col coperchio ben sigillato, fino ad ottenere un liquido denso.
In una ciotola setacciate le diverse farine e il sale, create la fontana e versatevi al centro l’olio e il lievito sciolto nell’acqua tiepida, mescolate con un cucchiaio, poi ungete la superficie dell’impasto (senza averlo impastato) con poco olio e lasciatelo riposare coprendo la ciotola con un panno umido, per 10 minuti.
Ungete una teglia da forno, riversatevi l’impasto (che rimane molto soffice-appiccicoso), ungete di nuovo leggermente la superficie e lasciate riposare per altri 10 minuti.
Poi, usando il matarello, partendo dal centro, stendete leggermente la focaccia, una volta verso il basso e una verso l’alto, senza premere troppo, delicatamente. Lasciate riposare per 20 minuti.
A questo punto, con la punta delle dita, formate tanti bucchetti sulla superficie dell’impasto, rimescolate la salamoia e versatela tutta sulla focaccia, riempiendo tutti i buchetti formati prima, (versatela proprio tutta la salamoia, anche se sembra tanta, serve a far diventare la focaccia veramente morbida).
Lasciate riposare di nuovo per 20 minuti.
Infine aggiungete un po’ di rosmarino tagliuzzato e infornate il tutto a forno già caldo a 220°C, lasciando cuocere per 25 minuti o finché la focaccia non sia dorata. Lasciate intiepidire su una griglia prima di tagliare tanti piccoli quadratini da farcire con il lardo e il pecorino a scaglie.
mercoledì, novembre 02, 2011
Il dolce di San Fanurio o Fanouropita
Secondo la leggenda, San Fanurio, che si festeggia il 27 agosto, ha la facoltà di fare ritrovare gli oggetti perduti ed è in grado di svelare il destino delle ragazze nubili. Per ingraziarsi i favori del santo, insieme alle offerte votive e a un'effige in argento di quel che si è smarrito, gli si deve portare un dolce cerimoniale detto fanouropita.
Così recita l'incipit di questa ricetta, scovata sul nuovo libro "La cucina di Vefa" che ho comprato qualche settimana fa alla Feltrinelli.
La bibbia dell'autentica cucina greca è un compendio di 500 e rotte pagine edito da Phaidon che raccoglie centinaia di ricette tradizionali tipiche delle diverse zone della Grecia riprodotte da fotografie moolto realistiche e quasi finte povere che sembrano fatte nella cucina di casa.
Appena ho sfogliato la sezione dolci, ho capito che l'avrei provata, intanto perchè Fanurio è un nome che solo a dirlo fa simpatia e poi se una torta ha pure poteri evocativi simil magici mi piace ancora di più, visto che quealche preghierina al santo ce l'abbiamo tutti pronta, perchè non provare....quindi caro Fanurio pensaci tu adesso a farmi ritrovare la parte sopra dello spremiagrumi elettrico che altrimenti è inutilizzabile e poi di spremere a mano mi sono francamette rotta, ho braccine deboli io!
E poi ci sarebbero anche quei 100 euro per gli le scarpe nuove che sicuramente mi sono caduti di tasca, ma non so bene dove, vabbè...scherzo non voglio mica prendere in giro il santo!
Vi lascio la ricetta di un ottima torta autunnale con cannella e noci con l'augurio di farvi ritrovare qcosa a cui tenevate che avete perso.
Ingrdienti:
burro, per imburrare
175 g di farina, piu' la farina per infarinare
3 cucchiaini di lievito per dolci
175 g di gherigli di noci tritati grossolanamente
1 cucchiaino di cannella in polvere
mezzo cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
120 ml di olio di semi
120 ml di succo d'arancia appena spremuto
4 cucchiaini di brandy
4 uova
250 g di zucchero semolato extrafine
zucchero a velo per decorare
Preriscaldate il forno a 180 gradi. Imburrate una tortiera rettangolare di 25 cm per 30cm e infarinatela. Mettete la farina, il lievito, le noci, la cannella e i chiodi di garofano in una ciotola capiente. Miscelare l'olio, il succo d'arancia e il brandy in un frulllatore o in un robot da cucina. In un'altra ciotola sbattete le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto gonfio e soumoso. Aggiungete gli ingredienti liquidi a quelli secchi e mescolate bene, quindi unite a poco a poco le uova, incorporandole delicatamente finché non sono ben amalgamate e il composto non appare leggero e spumoso. Versatelo nella teglia ed infornate per 45 minuti. Togliete il dolce dal forno, lasciatelo riposare per 5 minuti e rovesciatelo su un piatto. Quando si è raffreddato conpletamente, spolverizzatelo con lo zucchero a velo.
P.S: consiglio, meglio mettere meno zucchero circa 200g altrimenti diventa un'po' troppo dolce, forse il palato greco è abituato a sapori, diciamo zuccherosi, ma se volete evitare un'inpennata glicemica fidatevi del mio consiglio, oppure che San Fanurio vi protegga!
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venerdì, ottobre 28, 2011
Una domenica al lago
Orta
è un posticino assolutamente affascinante e romantico, uno di quegli
angoli da classifica, tipo: i Cento borghi più belli d'Italia
&Co.
E
poi, se ci capitate in una domenica di sole, magari una delle ultime,
prima delle brume autunnali, vi sentirete assolutamente degli eletti!
Io ci sono stata in una giornata d’inizio ottobre soleggiata e
tersa e mi sono casualmente ritrovata in un centro storico tutto
coppi, san pietrini e fiori che scivola giù fino alle sponde di un
lago a forma di fagiolo.
Appena
si sbuca nella piazzetta di paese, la visuale, improvvisamente, si
allarga e si sbatte il "muso" sull'isola di San
Giulio che trionfa solitaria nel bel mezzo del lago. Molto mistica,
l'isola è ancora oggi sede di un monastero di clausura delle benedettine (che fa molto Manzoni..) è visitabile ed abitata, oltre
al convento, infatti ci sono alcune case private, un ristorantino,
una scuola e qualche sede istituzionale della municipalità. Nel
convento chiaramente non si entra, si visita solo la chiesa e si può
passeggiare per le poche stradine dove, continuamente, cartelli
multilingua invitano al silenzio!!!
La cosa divertente, però, è che da Orta a San Giulio si va in motoscafo per la modica cifra di 4 euri A/R.
Bella
novità, direte voi, per una pseudo-veneziana come me, infatti,
muoversi in barca non è proprio una gran novità, ma vi giuro, che
su quella barca in particolare ci passerei la vita, infatti a far da
traghetto sono tutti super taxi-motoscafi modello Riva, non so se
avete presente quelli della Mostra del Cinema di Venezia che fanno
vedere al TG quando arrivano i divi per il red carpet, ecco appunto,
proprio quelli, potete star seduti fuori sul divanetto di pelle
bianca ed intanto salutare con la manina!!
Ok, ho esagerato, non mica posso tirarvi un pippone sul motoscafo, non è questa l’unica l'attrattiva di Orta!
Ok, ho esagerato, non mica posso tirarvi un pippone sul motoscafo, non è questa l’unica l'attrattiva di Orta!
Parliamo di cose serie, piuttosto, ad Orta si mangia pure da Dio, naturalmente, essendo la mia una gitarella fuori porta non avevo in programma grandi scorpacciate, ma posso assolutamente consigliarvi, in linea col trend “sto fuori a pranzo, ma non spendo troppo e mi godo il sole della piazza, invece di sedermi dentro allo scuro di un ristorantone col menu' con le foto”: Il Re di Coppe.
E’
una simpatica, giovane e buongustaia enoteca locale dal décor
piaccione, quel finto povero chic che non tramonta mai, le mensole
piene di vini locali e non, bio e anche no, le marmellate fatte in
casa nel vasetto bello con le etichette fatte a meno e che costano
come un kilo di tartufi bianchi di Alba, ma non temete siate spavaldi
e conquistate un tavolino, uno dei pochi fuori sulla piazza e
godetevi il sole, lasciatevi riscaldare ed ordinate un bel tagliere
misto di prosciutti-formaggi locali e qualche buon bicchierino di
bianco fresco che a stare al sole poi viene sete!
Se
dopo pranzo avete ancora qualche energia da spendere attaccate la
salita nella viuzza a fianco e dirigetevi verso il Sacro Monte un
complesso monumentale di 21 cappelle tutte affrescate con le storie
della vita di San Francesco. Dal monte si gode di una bellissima
vista sul lago, ed il percorso della visita vi guida attraverso un
bel parco di alberi secolari, e poi è gratis e per digerire non c’è
di meglio che una bella scarpinata rigenerante.
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martedì, ottobre 04, 2011
La "Schwarzwald", ovvero una finta torta di compleanno....
Per farmi perdonare di non avere cucinato una torta di compleanno al momento dovuto, ho prodotto la bomba calorica piu' pesante di cui avessi mai avuto memoria e cosi' si è materializzata la "Schwarzwald"(o "Torta Foresta Nera").
Quando abitavo in casa dello studente, infatti, il mio amico Alessio (grande virtuoso gastronomico) ci deliziava almeno una volta all'anno, o comunque nelle occasioni speciali, di questo meraviglioso mostro di colesterolo e sempre in quell' epoca lontana, in cui acidita' di stomaco e ritenzione idrica non rientravano ancora nel mio vocabolario, questa torta era il vero paradiso in terra!
Quindi leggete bene quelle "virgolette" prima di mettervi ai fornelli, che non sono a caso, vi daranno esattamente la cifra di cio' che vi accingete a produrre...
E spero, che questa post- torta di compleanno valga almeno per due! Visto che dovevo fare ammenda non potevo certo lesinare in impegno e calorie!
Ingredienti per la base:
200 gr di farina
180 gr di zucchero
80 gr di burro
80 gr di cacao
200 ml di panna o yogurt bianco
4 uova
1 bustina di lievito
In una terrina mettere i rossi e lo zucchero, mescolare. In una terrina diversa montare i bianchi a neve.
Aggiungere il burro a temperatura ambiente, mescolare. Aggiungere farina, lievito, cacao, mescolare. Aggiungere la panna o lo yogurt (con lo yogurt viene più' leggera). Incorporare una meta' dei bianchi a neve mescolando dal basso verso l'alto per nn smontare la neve (aggiungerne quanto serve per ottenere un imposto morbido ma non troppo liquido). Mettere il composto in una teglia imburrata e infarinata cuocere in forno a 180' per 40 minuti. Ripete tutta l'operazione una seconda volta, avete bisogno di due torte per fare 4 strati.
Per la farcitura:
Panna montata 3 o 4 brichi (meglio se nn vegetale)
Marmellata
Amarene sciroppate
Cioccolato fondente da grattuggiare
Quando le due torte sono pronte e sono fredde tagliare le basi a meta' per lungo. Mettere un primo strato di torta e cospargere con la marmellata. Mettere il secondo strato di torta e cospargere con la panna montata e le amarene sciroppate tagliate a meta'. Mettere il terzo strato di torta e cospargere di nuovo con la marmellata. Appoggiare l'ultimo strato di torta.
Coprire il mattone ottenuto con la panna montata e guarnire sopra con il cioccolato in scaglie. Lasciareil tutto in frigo e il giorno dopo dovreste avere una bomba calorica.
P:S: quando tagliate la torta a metà grattate anche in parte la crosta della torta, così' assorbirà meglio la panna.
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venerdì, settembre 23, 2011
Pasta zucca e fagioli
Lo so che è ancora caldo, che la zuppa è ancora presto per farla e via dicendo....pero' ieri al mercato c'erano i fagioli freschi di Cuneo (ci ha tenuto a sottolineare il fruttivendolo, di quelli che non fanno la radicetta, mah..io mi accontentavo anche di quelli veneti..) e il signore pima di me in fila al banco, un tedescone di due metri se ne è comprati tre kili e poi tutto soddisfatto si è voltato verso di me e mi ha detto: "Gut fagiolo!!". Se i fagioli mi tenevano cosi' bene in salute il tedescone, allora dovevo assolutamente comprarne un'po' anch'io, cosi' me ne sono presa un kiletto (mica sono 2metri io?!!) e ho fatto la pasta e fazioi.
La zucca è una variante stagionale diciamo e non ha affatto deluso e poi lascia un'po' di colore arancione che fa sempre allegria ed è pure fotogenico.
Ingredienti:
600g di fagioli freschi (già sgranati)
300g di zucca
1 patata
1 carota
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
1peperoncino
olio e sale
pasta corta, maltagliati o tubetti a piacere.
Sgranate i fagioli, sbucciate la zucca e la patata e tagliatele a dadi non troppo piccoli, sminuzzate la carota e la cipolla.
In una pentola bella capiente, se di coccio/ghisa per cotture lunghe ancora meglio, mettete un'po' di olio e fate soffriggere carota e cipolla precedentemente sminuzzati, l'aglio tagliato a metà (cosi' lo potete recuperare e togliere).
Aggiungete i fagioli, la zucca e la patata, mescolate lasciate insaporire qualche minuto e poi sbriciolate il peperoncino, rimescolate e coprite con circa 2 litri di acqua.
Lasciate cuocere per un'ora e mezza circa, poi con una schiumarola mettete da parte un'po' di fagioli interi e passate il resto delle verdure con il frullatore ad immersione in modo da addensare bene il brodo, rimettete in pentola i fagioli, fate riprendere il bollore e poi buttate la pasta che preferite, maltagliati o tubetti. Prima di servire lucidate con un filo d'olio extravergine.
Se siete amanti delle zuppe e passate dalle parti di Parigi, vi consiglio di fare una visitina al Bar à Soupes un posto molto colorato e divertente che ogni giorno propone zuppe diverse con verdure rigorosamente bio.
venerdì, luglio 22, 2011
Non si butta via niente........neanche il caffé della mattina!
Ogni mattina preparo la moka da tre, ne bevo mezza e poi lascio sempre il caffè rimasto ad ammuffire fino alla mattina dopo...vabbé che non muore nessuno e vabbé che la macchinetta mi prende gusto, ma sto spreco proprio non mi piace, anzi sono di quella scuola che considera gli avanzi del giorno prima una miniera preziosa da cui attingere per creare le migliori ricette!
Io sono una fan, anzi una groupie del frittatone di spaghetti, del pain perdu, del supplì al risotto avanzato!
Quindi oggi vi propongo una ricetta di reciclo, molto estiva e molto gnocca, se vogliamo, ma che almeno dal punto di vista estetico fa la sua porca figura: i cuoricini di caffé.
In poche parole se vi avanza il caffé della moka non buttatelo via, ma riempite tutti gli stampini da ghiaccio che avete a casa, meglio se di forme particolari: cuori, stelle, polipi, squali etc...
Poi potrete usarli dove vi pare, io li metto nel latte per colazione o nella sambuca la sera vi assicuro che fanno un figurone.
E dopo il caffé, vi voglio lasciare un piccolo ricettario del reciclo:
Gli arancini del giorno prima
- risotto avanzato del giorno prima
- una cucchiaiata di parmigiano reggiano
- due fette di prosciutto cotto tagliate a quadratini
- una fetta di formaggio che fonda, tipo Gouda, Emmenthaler, scamorza a quadratini
- due uova
- paprika dolce o peperoncino in polvere
- pepe nero
- sale
- pangrattato
- olio di semi per friggere
Mescolare in una ciotola tutti gli ingredienti e fare delle pallette più o meno grandi come una pallina da ping-pong (non mi piacciono gli arancini giganti). Rotolarle una ad una nel pangrattato, cercando di compattare gli arancini con le mani e tuffarle a tre-quattro per volta nell'olio messo in un pentolino a bordi alti.
Girare delicatamente gli arancini per farli dorare bene, scolarli e depositarli su di un piatto foderato con carta assorbente.
Pain perdu
In un piatto sbattere due uova con 40g di zucchero e un pizzico di cannella, (se si ha anche un pizzico di zucchero vanigliato non sarebbe male). Prendere 6 fette di pane in cassetta o fette di pane raffermo bello mollicoso. Scaldare un pezzettino di burro in una padella, poi inzuppare le fette per 10 secondi nel latte, poi passarle nelle uova e farle cuocere nel burro (una o due fette per volta, dipende da quando è grande il tegame ovviamente). Quando il lato di sotto è bello rosolato, girare il pane e cospargere il lato cotto con un po’ di zucchero semolato, quando è cotto l’altro lato, girare di nuovo e cospargere anche il secondo lato con dello zucchero, e far caramellare gentilmente i due lati. Procedere allo stesso modo fino a esaurire gli ingredienti e servire caldo. Per renderlo più gustoso si potrebbero aggiungere delle goccie di cioccolato fondente su una prima fetta e poi coprirla con una seconda in modo da formare un sandwich e permettere alle goccie di liquefarsi.
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